FATTI UN SERPENTE E METTILO SOPRA UN’ASTA (Num 21,4-9)
Al suo popolo sempre pronto a mormorare per ogni cosa e in ogni più piccola difficoltà, il Signore manda dei serpenti velenosi dal morso letale. La gente comprende che questi serpenti sono un segno del Signore, a causa del loro peccato e chiede perdono per mezzo di Mosè. Ancora una volta la soluzione è nella fede: “Il Signore disse a Mosè: Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita”. Il popolo deve imparare a fidarsi del suo Dio, ad ascoltare la sua voce. La salvezza è solo in uno sguardo di fede, non in delle medicine, non nell’allontanamento dei serpenti dall’accampamento. Questi saranno sempre nel nostro accampamento, sempre nella nostra casa, in ogni comunità dove viviamo. Questi potranno sempre mordere, ma il loro morso mai sarà letale a causa della nostra fede nella Parola di Dio. Potranno metterci in difficoltà, ma non ucciderci. Non moriremo per la nostra fede. Questa è la sola via della vita. Dove non c’è fede nella Parola di Dio, lì regnerà la morte, perché il morso del serpente sarà sempre letale.
ASSUMENDO LA CONDIZIONE DI SERVO (Fil 2,6-11)
San Paolo contempla nel Crocifisso la sua grande umiltà che si fa obbedienza fino alla morte di croce. Vede il suo annientamento e abbassamento dinanzi agli uomini, i quali lo prendono e lo inchiodano sul legno. Guarda l’esaltazione che è frutto solo della grande umiliazione. Chi vuole essere vera sua comunità non può non imitarlo. Chi Lo imita non va alla ricerca di una gloria effimera, mondana, umana e terrena, cerca invece come vivere solo e tutta la volontà di Dio amando i fratelli, umiliandosi dinanzi a loro perché il suo servizio sia utile, fruttuoso, efficace. Chi contempla Cristo Crocifisso impara che si vive sulla terra non per fare la nostra volontà ma quella del Padre; non per servire noi stessi ma i fratelli; non per esaltarci bensì per umiliarci; non per rivestirci di superbia bensì per spogliarci di essa; non per arricchirci, ma per diventare i più poveri. Dalla croce Gesù è il Maestro che dona ad ogni uomo il vero insegnamento: offrire la vita proprio per coloro che ce la tolgono. Loro ci privano di essa e noi la offriamo al Padre per la loro redenzione, giustificazione, santificazione.
COSÌ BISOGNA CHE SIA INNALZATO IL FIGLIO DELL’UOMO (Gv 3,13-17)
Gesù è il “Serpente” divino che il Padre lascerà che venga innalzato sul monte Calvario per la salvezza dell’intera umanità. Chi lo guarderà con fede guarirà. Chi invece si asterrà o si rifiuterà di farlo, resterà con il suo veleno di morte. Di certo mai potrà guarire, perché la nostra guarigione è solo Lui. L’innalzamento di Gesù al Calvario è un vero giudizio, perché è il dono di salvezza del Padre, dono di vita nel tempo e nell’eternità. Solo Lui è questo dono perfetto, completo, pieno, perenne, universale. Il Padre non ha altri doni di redenzione da offrirci. Se noi lo accogliamo, vivremo per la nostra fede in Lui. Se invece lo rifiuteremo, moriremo, ma solo per nostra colpa, perché non abbiamo accolto la grazia e la verità della nostra vita eterna. Chi non accoglie questa offerta rimane nella sua morte. Vi rimane perché nella morte vi è già. In più questa condizione ora viene aggravata dal suo rifiuto di accedere alla sorgente della vita. Non è Dio che manda su di noi la morte eterna. Questa viene scelta da noi che non vogliamo e spesso anche ci opponiamo nel credere nel suo Figlio Unigenito. Credere nel Crocifisso è fare nostra la sua obbedienza, la sua verità, la sua grazia, il suo Vangelo, ogni sua Parola. La fede in Lui è la via unica della nostra vita eterna.